Cina e mercato delle materie prime

La crisi del debito europea sta influenzando il sentiment di tutti i mercati, compreso quello delle commodity. Ci sono tuttavia diversi fattori fondamentali positivi alla base del mercato delle materie prime se si guarda oltre il breve periodo. L’urbanizzazione rimane un tema forte per tutti i mercati emergenti, con implicazioni significative per la strategia di investimento, anche se tale processo avrà bisogno di decenni per attivarsi. Numeri alla mano, circa il 2% della forza lavoro statunitense è impiegata nel settore agricolo, mentre in Cina chi ricopre questa figura è ancora superiore al 30%.

David Donora, Head of Commodities di Threadneedle Investment, prevede che oltre tre miliardi di persone si trasferiranno in città a livello globale entro il 2050, con un impatto significativo potenziale sui mercati delle materie prime. Finora il tema dell’urbanizzazione si è concentrato principalmente sulla spesa per le infrastrutture, perché queste economie in crescita costruiscono strade, ferrovie e città. Quando questi Paesi matureranno il saldo della domanda delle materie prime si sposterà verso la spesa dei consumatori. Ciò dovrebbe portare a un’intensità crescente nella domanda di materie prime energetiche, carne e grano. Stiamo già assistendo a questo in Cina e come risultato si prevede una crescita enorme della domanda di cibo per i decenni a venire.

La crescente domanda dei mercati emergenti è strutturalmente favorevole soprattutto per l’energia e questo è positivo per i prezzi del petrolio nel lungo periodo. Con la domanda di oro nero a circa 91 milioni di barili al giorno e solo 2 milioni di barili al giorno di capacità inutilizzata, si tratta di un importante obiettivo a lungo termine.

Come risultato di nuove scoperte e sviluppi tecnologici l’aumento della produzione di petrolio degli Stati Uniti sta dando agli Usa un vantaggio di costo rispetto all’Europa. I prezzi del greggio di Brent e Wti si sono mossi in tandem per trent’anni, ma a partire dal 2010 hanno iniziato a divergere notevolmente.

Anche il prezzo del gas si è discostato in modo significativo. Dopo il terremoto dello scorso anno a Fukushima, il Giappone ha bloccato un gran numero di reattori nucleari, che rappresentano circa un quarto dell’approvvigionamento energetico del Paese, e ha incrementato le importazioni di gas naturale liquefatto (Gnl) per soddisfare il proprio fabbisogno energetico. Di conseguenza il mercato del Gnl è diventato più ristretto e i prezzi sono aumentati. Il prezzo dell’è supportato dalla mancanza di crescita nella produzione. “Rimaniamo positivi sulle prospettive per il prezzo dell’oro“, ha dichiarato Donora, sottolineando che il precedente picco nel prezzo dell’oro nei primi anni ’80 ha portato a un aumento di produzione del 60% nei successivi cinque anni.

In questo mercato molto dinamico, però, “non abbiamo visto tale aumento della produzione nonostante l’incremento significativo dei prezzi”, ha proseguito l’economista. Inoltre, la domanda rimane forte con le banche centrali che si trasformano in acquirenti netti di oro. Il valore della gestione diretta e attiva in commodity e la capacità di adattarsi a un mondo che cambia è evidente nel contesto di mercato attuale.

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