Focus del G20 sulle Materie Prime: calmierare i prezzi

Il timore per l’aumento dei prezzi delle materie prime ha indotto la Bce a porre l’attenzione sul rischio inflazione e ha indotto l’Ue a incrementare gli sforzi per definire strategie globali per la regolamentazione dei prezzi.

Osservato speciale resta il petrolio il cui prezzo sfiora i 100 dollari al barile. In mancanze di regolamentazioni strategiche si corre il rischio che l’aumento dei prezzi dei prodotti di base e del petrolio faccia scattare al rialzo l’inflazione determinando reazioni protezionistiche e proteste sociali che potrebbero sfociare in un periodo di pericolosa instabilità sociale ed economica. Il problema quindi deriva dal fatto che al momento non c’è ancora una strategia definita.

Da anni ormai si assiste inermi al classico contrasto tra chi sostiene che abbiano un ruolo determinante i fattori strutturali del mercato, tra cui l’incremento della domanda nei paesi emergenti o l’impatto delle produzioni bio e dei prezzi dell’energia, e chi pensa che il problema sia legato ai mercato agricoli e di altre materie prime in cui sembrano influire massicciamente i mercati finanziari. Il ruolo di questi ultimi avrebbero l’effetto di alterare i prezzi (al rialzo o al ribasso) delle materie prime indipendentemente da reali motivazioni di mercato. Secondo alcuni esperti si tratterrebbe quindi di speculazioni finanziarie già in passato denunciate dalla Commissione europea.

Non esistono, tuttavia al momento, prove certe sulla responsabilità dei mercati finanziari o di spregiudicati operatori finanziari sull’andamento dei prezzi delle materie prime. E’ d’obbligo però, sottolineano alcuni esperti, prudenza nelle operazioni finanziarie del settore e soprattutto la definizione di strategie globali per la regolamentazione dei prezzi delle materie prime.

“Vogliamo una regolamentazione dei mercati finanziari delle commodities” sostiene Nicolas Sarkozy, presidente di turno del G20 riunitosi recentemente a Parigi per concordare misure per fronteggiare il rialzo dei prezzi in particolare di quelli dei principali prodotti agricoli allo scopo di non incappare in una crisi economica mondiale come quella scoppiata nel 2008. “Che senso ha dare delle regole ai mercati monetari e non a quello delle materie prime? Se non facciamo nulla rischiamo che nei paesi più poveri nascano rivolte con un effetto molto sfavorevole sulla crescita economica globale” aggiunge.

Primo produttore Ue di grano, la Francia imputa alla speculazione finanziaria lo scatto rialzista sui prezzi delle materie prime agricole. Si teme infatti che l’incremento dei prezzi alimentari si riverberi in inflazione, protezionismo e nel tipo di sollevazioni di massa viste nelle ultime settimane in Algeria e Tunisia. I rincari delle materie prime alimentari potrebbero avere risonanze negative anche sulle spese dei consumatori nei paesi emergenti a crescita economica più rapida che stanno di fatto spingendo il rilancio dell’economia mondiale.

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