Bond greci in scadenza

Borsa di Atene in deciso rialzo mentre si avvicina il traguardo dell’accordo con i privati per la ristrutturazione. Il governo di Papademos e i grandi creditori sarebbero vicini all’intesa. La scorsa settimana le trattative si erano arenate alimentando il rischio di un default disordinato. Il piano di salvataggio di Atene è condizionato dal cosiddetto “private sector involvement”, la partecipazione dei privati.

Se non viene raggiunto un accordo su questo punto Atene rischia infatti di non poter rimborsare i 14,4 miliardi del bond in scadenza il 20 marzo. È vero che manca più di un mesi a questa data, ma i tempi sono stretti. Per rendere effettivo l’accordo infatti sono necessarie tutta una serie di pratiche (soprattutto per i creditori americani) per espletare le quali servono almeno sei settimane di lavoro.

La condizione è che i privati accettino, in cambio dei titoli di cui sono in possesso, altri bond dalla scadenza più lunga (20 o 30 anni) e dal valore nominale dimezzato (il cosiddetto haircut). Lo stallo delle trattative è stato però sul tasso di interesse che Atene dovrebbe pagare su questi nuovi titoli. La richiesta dei privati è 5% ma il governo Papademos offre il 4%. Da parte sua il governo tedesco (che ha fortemente premuto per il coinvolgimento dei privati) vuole imporre solo il 3%.

Proprio su questo punto Papademos e le banche titolari di 200 miliardi di debito pubblico di Atene avrebbero trovato un compromesso. Secondo la ricostruzione del Ft in ballo ci sarebbero due proposte: una prevede una cedola crescente (si parte dal 3% e si arriva al 4,5% a scadenza), l’altra invece prevede un tasso fisso al 4,25 per cento. L’obiettivo di Papademos è arrivare a un accordo sul debito prima del vertice dei ministri dell’economia e delle finanze dell’Eurozona in programma il 23 gennaio.

Nonostante l’ottimismo espresso da alcuni partecipanti alle trattative, resta comunque il timore che il compromesso non venga raggiunto. Diversi hedge fund, che hanno acquistato a piene mani titoli greci nei mesi scorsi a prezzi irrisori, non vogliono aderire alla ristrutturazione per vedersi rimborsare i titoli per il loro intero valore (incassando quindi laute plusvalenze).

D’altra parte, avendo in portafoglio credit default swaps (i derivati che assicurano sul rischio fallimento) gli stessi potrebbero scommettere sul default facendo quindi deragliare la trattativa per incassare corposi rimborsi.
Per contrastare l’opposizione di questa minoranza di creditori il premier greco Lucas Papademos, in un’intervista al New York Times, non ha escluso l’approvazione di una legge per costringere i creditori privati ad accettare una riduzione del rimborso dei loro titoli. Una legge insomma che costringerebbe la minoranza che non accetta l’accordo sulla ristrutturazione di accettare il volere della maggioranza.

Non è chiaro quali implicazioni potrebbero esserci però, per i credit default swap. Quasiasi mossa “coercitiva” rischia infatti di far venire meno il carattere volontario dell’intesa innescando il risarcimento per chi ha in portafoglio i cds, che funzionano come polizza di assicurazione contro il fallimento. Diversi fondi – riporta oggi il New York Times – stanno peraltro valutando l’ipotesi di portare la Grecia davanti alla Corte europea di Strasburgo se quest’ultima non rispettasse i pagamenti del debito.

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