Euro/dollaro a 1,20: scenario possibile?

Lo scorso dicembre la gran parte di gestori ed esperti del mercato valutario – il più importante del pianeta con oltre 4mila miliardi di dollari di controvalore quotidiano – convergevano su un anno ribassista dell’euro nei confronti del dollaro. E sul fatto che a dicembre 2012 il cambio con la divisa statunitense si dovrebbe attestare intorno a quota 1,20 dollari. È ancora vero?

Procediamo con ordine. «Il ritracciamento che il cambio euro/dollaro ha avviato nelle ultime sedute non rispecchia la canonica correlazione con la propensione al rischio, poiché sembra prevalere tra gli operatori l’idea che non ci sarà un ulteriore quantitative easing negli Stati Uniti» spiega Vincenzo Longo, market strategist di Ig markets Italia.
L’analista si riferisce alle dichiarazioni rilasciate il 29 febbraio dal governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, che ha chiuso le porte a ulteriori manovre di stimolo monetario (dopo le due forti iniezioni di liquidità orchestrate negli ultimi tre anni) in seguito ai recenti dati macro che hanno evidenziato un migliore delle prospettive sul Pil e sul tasso di disoccupazione.

«Ciò spinge i trader ad acquistare dollari sul mercato dato che il forte rialzo dell’euro/dollaro a gennaio era partito proprio da maggiore probabilità di ulteriore quantitative easing da parte della Federal Reserve che aveva portato le vendite sulla divisa statunitense».

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